mercoledì 22 giugno - orario: 15,00-17,00 - Relatore: Lorenzo Fiorentini

In linea di principio sono molto scettico nei confronti dei libri di management.

Te li regalano i colleghi o il capo per qualche anniversario aziendale, o a Natale. E magari ti trovi a comprarne anche tu per lo stesso scopo, dopo averne sfogliati nervosamente a decine il 23 dicembre in libreria.
Ho sempre pensato che la loro utilità fosse più che altro di uniformare il pensiero, magari su una nuova “moda" di gestione aziendale molto sbandierata e poco applicata/abile, fatta principalmente di parole da sciorinare al momento giusto in qualche riunione con clienti o colleghi di altri stabilimenti…
Anche in pratica, quelli che ho letto hanno confermato le attese, e molti non li ho nemmeno finiti: continuavano a rifriggere gli stessi temi, troppe pagine per dire poche cose.

Poi ho letto “The Goal”.

È successo così. Un amico – compagno di studi, che ora lavora come A.D. in un grande gruppo multinazionale nel settore dei connettori – continuava a raccontarmi di quale isola felice sia l’azienda per cui lavora:

  • alti margini, disponibilità di risorse (spazio, attrezzature, persone) dedicate a produzioni singole senza la condanna di dover saturare le une e le altre per forza (in altre parole: si hanno tempo e macchine per lavorare bene senza essere tirati);
  • rifiuto delle usuali politiche di strizzamento dei costi e di rotazione dei magazzini, ecc.;
  • azienda florida, che può farsi pagare il doppio della concorrenza, e che quando intraprende un nuovo progetto si permette di investire in una realizzazione flawless, che ha come dipendenti persone sorridenti e tranquille, insomma che produce guadagni e soddisfazione a ogni livello;
  • completa integrazione verticale: «Facciamo tutto noi: non ci interessa se un fornitore esterno può produrre un pezzo a costi inferiori, preferiamo comprare una pressa in più, approvvigionare direttamente i grani di materiale plastico, e produrci tutti i componenti in casa» (idem con le parti in metallo, con i trattamenti di finitura, galvanica, verniciatura eccetera. «In questo modo abbiamo il controllo completo sugli inventari di tutti i semilavorati, non solo dei prodotti finiti e possiamo garantire tempi di consegna immediati (meno di due settimane in ogni parte del mondo)».

Ecco, io gli raccontavo che ora mi propongo come consulente, e lui mi ha raccontato tutto questo come ammonimento: «Quando vengono da noi i consulenti classici, che cominciano a parlarci di riduzione delle giacenze, di riduzione dei costi, di aumento della produttività (che altrimenti succederà un disastro) noi gli diciamo che non ci interessa, non vogliamo essere salvati. La nostra azienda lavora al contrario». Lo trovavo incredibile, e infine mi ha detto: «Noi ci ispiriamo alla Teoria dei Vincoli. Hai letto “The Goal" di Goldratt? È un grande classico: leggilo!».

Morale: finalmente un libro interessante, a tratti sorprendente e rivelatore, e vi dirò, anche breve: “The Goal”.
Qualcuno osserverà: non è una novità (è del 1984). Beh, per me è un pregio: se più di trent’anni dopo ancora se ne parla, significa che c’è sostanza.
Lo stile è di tipo narrativo, nel senso che racconta una storia. Il protagonista è un manager aziendale ovviamente, che come molti ha il problema di profondere sempre maggiori sforzi in tentativi quasi sempre vani di migliorare una situazione aziendale complicata e tesa, molto tesa: è impossibile uscirne. Anzi, tutto precipita, e come se non bastasse i problemi di lavoro impattano anche sulla vita famigliare e sociale, con un “effetto domino” preoccupante…

… ecco ora non ve lo racconto tutto… il resto lo tengo per il seminario!

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